Elezioni: i candidati del centro sinistra e la scelta possibile

17 aprile, 2012 di gioacchino | 0

Le elezioni comunali si avvicinano e sento il bisogno di scambiare con chi ne ha voglia qualche riflessione.

Anzitutto, una cosa: tutti quelli che hanno partecipato al confronto tenutosi su questo sito in vista delle primarie del centro sinistra, o lo hanno anche semplicemente seguito, conoscono il mio pensiero riguardo ai limiti, agli errori commessi ed alle responsabilità dei protagonisti, cui Leoluca Orlando ha in ultimo deciso di cercare di rimediare, proponendo ancora una volta la sua candidatura.

Su tutto questo è inutile tornare.

Adesso ci ritroviamo due candidati: Fabrizio Ferrandelli e Leoluca Orlando; il primo, giovane, discusso e discutibile vincitore delle primarie, il secondo, assai meno giovane, anagraficamente e politicamente, sceso in campo in prima persona perché non soddisfatto dal loro scontato esito, e in tanti ci interroghiamo su quale sia la scelta da fare .

E’ chiaro che su un piano astratto di principio non dovremmo nutrire alcun dubbio: l’unico soggetto legittimato a concorrere sarebbe Fabrizio Ferrandelli.

Tuttavia, poiché stiamo parlando del governo della nostra città e del nostro territorio da troppo tempo abbandonati a se stessi e privi di prospettive e, quindi stiamo parlando delle nostre esistenze e di quelle dei nostri figli e nipoti , arroccarsi su una trincea di principio non avrebbe senso.

Il nostro voto dovrà andare al candidato che dimostri, non solo a parole ma con atti e fatti concreti, di avere nella mente e nel cuore il nostro medesimo obiettivo, che veda un futuro per questa città e per questa comunità e che quello che lui vede è, almeno nelle sue linee generali, quello che vediamo noi.

Naturalmente io parlo per me ma mi piacerebbe sapere anche come la pensa chi mi legge: io sono convinto che, a prescindere dall’ impegno sul fronte dei conti, che non è rinviabile né aggirabile e che deve basarsi su scelte che contengano, nei limiti del possibile, i conseguenti ed inevitabili costi sociali, la prevalenza dell’una o dell’altra proposta di governo dovrebbe giocarsi su tre fronti: quello dell’ambiente, quello della cultura e quello della partecipazione.

Anzitutto, e non solo per ordine alfabetico, l’ambiente: in una fase storica in cui stanno venendo al pettine i nodi di un sistema fondato sullo spreco e sulla rapina delle risorse naturali e sul deprezzamento del valore lavoro che, certo, non sarà il Monti della situazione a cambiare ed il cui peso graverà tutto sulle generazioni più giovani, è indispensabile che le singole comunità, i singoli territori, più o meno allargati fino a raggiungere un livello regionale, operino una scelta strategica che, tenuto conto delle diverse vocazioni, miri a coniugare il sacrosanto obiettivo dello sviluppo con quello vitale della salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali. Sono convinto che solo tale scelta strategica consenta di guardare avanti con un minimo di ottimismo e sono altresì convinto che oggi, in relazione alle condizioni culturali e politiche globali, sia proprio il livello locale quello in cui con più efficacia essa può essere perseguita.

E’ chiaro che se chi si propone al governo di questa città e di questo territorio mostrerà di essere consapevole di tutto questo, se si impegnerà a lavorare perché la nostra città, che in questo campo è già talmente favorita dalle sue condizioni geografiche, climatiche, storiche e culturali, diventi un’avanguardia, un centro di riferimento, non solo avrà il mio sostegno convinto ma avrà nello stesso tempo avviato a soluzione anche il problema dello sviluppo e del lavoro.

In secondo luogo la cultura: già fare proprio un obiettivo come quello sopra indicato sarebbe una scelta di grande promozione culturale; ma non sufficiente: la riuscita di un progetto che punti ad uno sviluppo equilibrato, sostenibile e duraturo è, infatti, strettamente connesso con la crescita culturale della comunità che parte dagli asili, passa attraverso scuole, biblioteche ed università e finisce nei teatri, nelle sale concerto, nei cinema, nei musei e nelle gallerie d’arte della città e si manifesta nella produzione di idee, di progetti, di innovazione.

In terzo luogo la partecipazione: è del tutto vano progettare un futuro, proporsi un obiettivo più ambizioso della sola pulizia delle strade e del funzionamento dei mezzi pubblici, se non ci si garantisce una continuità che vada oltre la consiliatura.

In passato, e proprio con Orlando, abbiamo già fatto questa esperienza e dovremmo avere appreso che se non si fa in modo di fare crescere una classe dirigente capace, colta e consapevole, onesta che, indipendentemente da possibili variabili ideologiche, sia profondamente legata al suo territorio, che ne valorizzi le vocazioni, che lo ponga al centro ed al di là dei suoi interessi e che condivida l’obiettivo finale della costante ricerca del bene comune, qualunque iniziativa finisce con l’avere le gambe corte. E il ritorno della vecchia non politica, dell’illegalità diffusa, del dominio del tornaconto personale è dietro l’angolo. La partecipazione è l’unico strumento che agendo su una solida e diffusa base culturale può garantire quella crescita.

Bene, non essendo questo il luogo delle scelte operative, questa è la mia teoria, non so quanto condivisibile ma è quello che penso ed è questa la traccia che seguirò nell’orientarmi al momento del voto.

Ma come stanno affrontando i nostri candidati questi aspetti cruciali ed in particolare la questione ambientale ?

C’è qualcuno di loro che abbia annunciato una scelta strategica e programmatica che faccia del tema ambientale la chiave di lettura ed il limite invalicabile, in relazione alla quale ed entro il quale, vanno affrontati e risolti tutti i problemi connessi allo sviluppo della città?

C’è, per dire, uno dei candidati che abbia immaginato di proporre la creazione, all’interno della futura giunta, di un organismo collegiale, cui attribuire il potere di emettere pareri obbligatori e vincolanti su tutte le scelte che comportino un impatto ambientale : ad esempio in materia urbanistica, di mobilità urbana, di utilizzo delle coste, di impianti industriali ecc.?

Non mi pare che questo, anche solo a parole, sia avvenuto e che uno o entrambi i candidati abbiano fino ad ora caratterizzato in tal senso la propria candidatura e questo mi pare un grave limite. E’ difficile, infatti, pensare che se lo spirito di una “mission” alberga nel cuore e nella mente del futuro sindaco questa non faccia capolino tra le tante parole che vengono dette.

Tuttavia, poiché ho premesso che per orientare la mia scelta intendo guardare oltre che alle parole agli atti concreti e poiché il primo di tali atti è stata la presentazione di un iniziale nucleo di assessori, comincerei da qui nel cercare di chiarirmi le idee riguardo all’approccio dei due candidati ai temi che intendo porre a fondamento della mia scelta o della mia non scelta.

Ambiente:

Sarò un fanatico dei segni ma la mancanza, tra i sei assessori proposti, di uno cui sia riservata una delega, anche indiretta o parziale, all’ambiente, mi induce a ritenere che il tema non rientri tra le priorità di Ferrandelli .

Diversa, ma purtroppo solo in parte, sembra essere la posizione di Orlando che, tra i primi sei assessori ha pensato di inserirne uno con la delega alla vivibilità, ai parchi e, forse, all’agricoltura. Secondo il mio punto di vista il segnale, che sembra esserci, è ancora troppo timido – significativa la ristrettezza della delega in prospettiva riservata a Giuseppe Barbera – e, come ho detto in precedenza, sembra evidenziare la mancanza di una visione strategica che abbia al suo centro il tema ambientale.

Cultura:

Entrambi i candidati, attraverso le loro prime proposte, hanno dato segnale di considerare centrale il tema cultura. Entrambi hanno presentato un futuro assessore con questa delega, entrambi hanno proposto un insegnante quale futuro assessore all’istruzione, entrambi hanno inserito tra i futuri assessori almeno un professore universitario.

Ovviamente l’equilibrio descritto è solo apparente perché diverse sono le capacità, le esperienze, i valori ispiratori delle persone proposte ma questa valutazione ciascuno di noi può farla da se.

Per quanto mi riguarda ritengo decisamente preferibile la proposta Orlando; valuto,infatti, quella di Francesco Giambrone, che ha dato ottima prova come Sovrintendente del Teatro Massimo nel corso della seconda sindacatura Orlando e che negli anni successivi, andando via da Palermo, non solo è stato apprezzato Sovrintendente del Teatro della Fondazione Maggio Fiorentino ma ha potuto maturare anche una notevole esperienza internazionale, una nomina su cui non possono avanzarsi riserve e certamente migliore di quella del prof. Buttitta che, sebbene nipote del famoso poeta, non può vantare neppure lontanamente titoli paragonabili.

Non sono invece in grado di esprimere un giudizio comparativo tra le insegnanti proposte per il ruolo di assessore all’istruzione, delle quali mi è comunque noto l’impegno.

Quanto al mondo universitario non conosco le posizioni culturali che, in un settore strategico come quello dell’urbanistica, esprime il prof. Leone e le mie preferenze vanno senz’altro a Giuseppe Barbera, di cui conosco l’impegno e la competenza nel suo specifico settore ma anche la sincera convinzione della vitale importanza di operare, pur senza estremismi, una svolta strategica nel senso sopra delineato in tema di sviluppo ed ambiente.

Partecipazione : qui i due candidati si pongono, almeno dal mio punto di vista, sullo stesso deludente piano nel senso che la questione non risulta fra le loro priorità.

Un caro saluto a tutti quelli che avranno la pazienza di leggere queste riflessioni.

Gioacchino

LE PRIMARIE A PALERMO

14 marzo, 2012 di gioacchino | 0

E’andata! Come era facile prevedere le primarie, nate male, si sono concluse peggio.

E adesso? facciamo finta di scandalizzarci per i piccoli brogli, per la mancanza di trasparenza, per i grappoli di elettori inconsapevoli condotti ai seggi da nuovi e vecchi caporali, per il basso tasso di democraticità di cui sono state espressione nonostante i tanti peana, più o meno inconsapevoli, intonati da media e politici attorno alla straordinaria affluenza di votanti? Siamo delusi per il mancato intervento salvifico dei garanti? Aspettiamo quello del tutto improbabile della procura della repubblica? O l’asso nella manica di Leoluca Orlando che, in veste di deus ex machina, dopo avere partecipato alle primarie, legittimandole, tiri fuori dal cilindro un nome, nuovo o vecchio che sia non importa, che possa ulteriormente frantumare il quadro ?

O aspettiamo che il gruppo dirigente del PD, quel gruppo dirigente che ne ha fatto seccare le radici e che ha lasciato senza rappresentanza gran parte del popolo di centrosinistra e non solo, trovi il nobile coraggio di suicidarsi politicamente sconfessando le scelte fin qui fatte e si ritiri a coltivare i campi, che tanto avrebbero bisogno di braccia?

Personalmente non ho mai creduto che, nonostante l’opacità della condotta di alcuni candidati e dell’intero meccanismo messo in piedi dai promotori, dalle verifiche dei garanti sarebbero emerse prove di brogli tali da giustificare l’annullamento delle primarie né ho mai pensato che fosse giustificata la loro contestazione a posteriori, tanto meno da parte di quei partiti e di quei politici che le avevano avallate nonostante tutte le ambiguità, le incertezze, le contrapposizioni che avevano caratterizzato il quadro politico e che avevano accettato che queste si rivelassero, come era inevitabile, uno strumento per interne rese dei conti.

Naturalmente nulla esclude che alle prossime elezioni si possa presentare qualche volenteroso, purchè non espressione dei partiti, che voglia giocarsi la carta del disgusto verso tutto ciò che fin’ora si è mosso sul palcoscenico cittadino ma ci credo poco e mi pare che, ancora una volta, Palermo abbia perso il treno che avrebbe potuto condurla verso un futuro migliore.

Tuttavia, prima di celebrare il funerale, che per quello il tempo non ci manca, aspetterei l’arrivo di tutti i parenti e, fuor di metafora, aspetterei di vedere quale squadra di governo metterà in piedi Fabrizio Ferrandelli, quali rapporti riuscirà ad instaurare con i suoi competitors, quali proposte operative, passata la fase delle primarie, metterà in campo sui temi essenziali che avevo elencato nel primo articolo, con cui avevo dato avvio a questo piccolo spazio di discussione e confronto, che lo distinguano da quelle che saranno messe in campo dal centrodestra.

Nel frattempo che aspettiamo e perché tutti possiamo farci un’idea di quali distorsioni possa essere portatore un metodo astrattamente democratico, quando viene applicato senza un sufficiente lavoro preparatorio, senza un adeguato approfondimento teorico e valoriale, senza una estesa partecipazione dei cittadini, da attuarsi e ricercarsi prima della discesa in campo dei candidati, senza un progetto ed un’idea condivisa della politica e del suo significato migliore, pubblico qui di seguito la mail di un caro e stimabilissimo amico nonché noto professionista palermitano, Nando Riolo, che descrive la sua esperienza di elettore ad uno dei gazebi delle primarie e che si conclude con un appello che non posso che condividere.

Gioacchino

Cari amici vi scrivo,

lo so, nulla di nuovo sotto il sole sempre più opaco della sinistra; ma stavolta quello che è successo – prima, durante e dopo – queste primarie mi ha lasciato veramente sconcertato. La guerra di potere tra fazioni guidate da leader incapaci o impresentabili, scollegati dalla realtà sociale e interamente dediti ai giochi di palazzo, si è svolta appunto secondo logiche, manovre e furberie da congiura di palazzo, traducendosi nella fioritura di candidature e condotte, politicamente e moralmente, inaccettabili.

Ho assistito per più di un’ora, mentre facevo la coda per votare, a uno spettacolo indecente: passerelle di notabili che andavano avanti e indietro familiarizzando paternalisticamente con la “gente”; traffichini che incitavano a gran voce a portare amici e parenti; e parenti e amici che arrivavano e (saltando la coda) si inserivano direttamente accanto ai loro “spiriti guida” ricevendo le indicazioni di voto. Alcuni non sapevano nemmeno chi fossero i candidati e dovevano farsi ripetere il nome di chi dovevano votare. Sospetto fortemente che non sapessero nemmeno cosa fossero le primarie e cosa fosse il Pd.

Quando me ne sono andato ero furibondo e avevo chiaro quale sarebbe stato l’esito di quella farsa. Qui non si tratta di scelte di linea politica, di Borsellino o non, di Lupo o non (personalmente ho molte riserve sul modo in cui anche loro hanno condotto le cose); si tratta ancora e prima di tutto di questione morale. Che attraversa il Pd, i suoi dirigenti, i suoi rappresentanti e i suoi votanti – il fantomatico popolo della sinistra. Che tutti insieme assestano, con queste primarie, un colpo ulteriore a ciò che resta della loro diversità e credibilità.

Così ho preso, come si dice, carta e penna e ho scritto un breve messaggio, che vi mando per chiedervi se ritenete sia il caso di sottoscriverlo e diffonderlo. Non contiene analisi politiche, né vuole essere il solito manifesto degli intellettuali. Solo poche, chiare e ferme parole. E la dissociazione da una sinistra che, come avrebbe detto Enzo Sellerio, è sempre più sinistra.

Fatemi sapere,

Nando

P.S. Se vi convince potreste selezionare alcune persone e trasmetterlo anche a loro.

Appello al Partito Democratico

I sottoscritti, cittadini elettori del Partito Democratico, chiedono l’annullamento delle consultazioni primarie inquinate dal voto trasversale e dal voto di scambio e le dimissioni dell’intero gruppo dirigente del Pd siciliano – dalla Segreteria, all’ARS – dal quale non si sentono rappresentati e che considerano incapace di guidare il partito.
Dichiarano che non voteranno per alcun candidato sindaco indicato o appoggiato dagli stessi personaggi che hanno trasformato un’opportunità di vita democratica in una resa dei conti personale.



Cari amici vi scrivo,
lo so, nulla di nuovo sotto il sole sempre più opaco della sinistra; ma stavolta quello che è successo – prima, durante e dopo – queste primarie mi ha lasciato veramente sconcertato. La guerra di potere tra fazioni guidate da leader incapaci o impresentabili, scollegati dalla realtà sociale e interamente dediti ai giochi di palazzo, si è svolta appunto secondo logiche, manovre e furberie da congiura di palazzo, traducendosi nella fioritura di candidature e condotte, politicamente e moralmente, inaccettabili.
Ho assistito per più di un’ora, mentre facevo la coda per votare, a uno spettacolo indecente: passerelle di notabili che andavano avanti e indietro familiarizzando paternalisticamente con la “gente”; traffichini che incitavano a gran voce a portare amici e parenti; e parenti e amici che arrivavano e (saltando la coda) si inserivano direttamente accanto ai loro “spiriti guida” ricevendo le indicazioni di voto. Alcuni non sapevano nemmeno chi fossero i candidati e dovevano farsi ripetere il nome di chi dovevano votare. Sospetto fortemente che non sapessero nemmeno cosa fossero le primarie e cosa fosse il Pd.
Quando me ne sono andato ero furibondo e avevo chiaro quale sarebbe stato l’esito di quella farsa. Qui non si tratta di scelte di linea politica, di Borsellino o non, di Lupo o non (personalmente ho molte riserve sul modo in cui anche loro hanno condotto le cose); si tratta ancora e prima di tutto di questione morale. Che attraversa il Pd, i suoi dirigenti, i suoi rappresentanti e i suoi votanti – il fantomatico popolo della sinistra. Che tutti insieme assestano, con queste primarie, un colpo ulteriore a ciò che resta della loro diversità e credibilità.
Così ho preso, come si dice, carta e penna e ho scritto un breve messaggio, che vi mando per chiedervi se ritenete sia il caso di sottoscriverlo e diffonderlo. Non contiene analisi politiche, né vuole essere il solito manifesto degli intellettuali. Solo poche, chiare e ferme parole. E la dissociazione da una sinistra che, come avrebbe detto Enzo Sellerio, è sempre più sinistra.
Fatemi sapere,
Nando
P.S. Se vi convince potreste selezionare alcune persone e trasmetterlo anche a loro.

Primarie, estremo tentativo

1 marzo, 2012 di gioacchino | 0

Cari amici, so che la mia presa di posizione a favore di Antonella Monastra ha suscitato molte reazioni e alcuni malumori.

Trascurando questi ultimi, per lo più provenienti da persone ascrivibili alla cerchia dei Borsellino boys /girls, osservo che le motivazioni principali di coloro che, posti di fronte alla scelta Borsellino – Monastra, hanno dichiarato la loro preferenza per la prima, possono essere comprese in due principali categorie.

La prima è quella della consueta e comoda delega a qualcuno al quale affidare la soluzione dei problemi, pur chiari e presenti, senza essere coinvolti più di tanto in uno sforzo di analisi, di valutazione, di impegno e di scelta tra alternative diverse.

In questo senso la candidatura di Rita Borsellino è perfetta: si tratta di un candidato rassicurante, sotto tanti profili indiscutibile, certamente schierato dalla nostra parte, tutte qualità che ci mettono al riparo dal rischio di trovarci isolati, di venire accusati di essere affetti da inguaribile ideologismo, di correre inutili avventure appresso ad un’infantilistica infatuazione per una prospettiva modestissimamente rivoluzionaria, come sempre destinata al fallimento, e via discorrendo.

La seconda è quella dell’ inutilità, anzi dannosità, di un voto diverso , sotto il profilo che tale voto, che sarebbe sottratto alla Borsellino, ne indebolirebbe la candidatura, esponendola al rischio di perdere le primarie .

Sulla prima motivazione c’è poco da dire se non che, purtroppo, è l’effetto di un atteggiamento psicologico, che forse rimanda allindole gregaria dei siciliani, che è una delle cause della staticità della nostra società, della sua incapacità a cercare e trovare strade nuove e percorribili per risolvere i suoi atavici problemi di sviluppo e modernizzazione e della sua difficoltà, non tanto ad intestarsi innovativi percorsi di cambiamento, che sarebbe troppo, ma anche soltanto a stare dietro ai cambiamenti che avvengono altrove.

Sulla seconda mi sento di fare un’osservazione più articolata:

  • se si vogliono le primarie tra più candidati, è del tutto fisiologico che ciascuno di loro sottragga parte dei voti agli altri ed è frutto di strabismo vedere la questione da un’unica prospettiva senza considerare la forza delle idee e delle azioni che l’altro può mettere in campo;
  • la verità è che sarebbe fisiologico che la competizione tra candidati in elezioni primarie non fosse, come avviene a Palermo, anche competizione tra progetti politici contrastanti ( quello di Ferrandelli lo è certamente ); nella fisiologia delle primarie la vittoria di un candidato sull’altro è comunque la vittoria di un progetto condiviso e di conseguenza, scontate le delusioni personali, non costituisce una tragedia ;
  • purtroppo ancora una volta Palermo si distingue in negativo.

Ciò detto, pur essendomi schierato fin dall’inizio per Monastra per le ragioni che ho illustrato nei precedenti articoli, non sono così miope da non vedere la difficoltà di mobilitazione che incontrano entrambe le candidature ed il rischio concreto che tutto ciò, unitamente alla divisione dei votanti tra l’una e l’altra, possa di fatto favorire proprio il candidato che meno vorremmo vedere sindaco.

Vedo anche, dopo avere seguito nei limiti del possibile gli incontri e gli eventi succedutisi nei pochi giorni trascorsi dall’avvio della macchina ed aver letto alcuni documenti programmatici, che le due candidature, hanno più punti di coincidenza che di distinzione anche se ciascuna esprime in modo diverso le proprie priorità in consonanza con la propria sensibilità e cultura.

Credo allora che giunti a questo punto, quando entrambe le candidate hanno mobilitato il loro elettorato, che è pronto a votare ed a sostenerle, sia arrivato il momento di un atto di coraggio e di generosità verso i cittadini e verso questa sfortunata città, atto di coraggio e di generosità che sarebbe anche un atto di lungimiranza politica, in grado di dare alle primarie delle due candidate quello sprint che finora è mancato.

Faccio appello a che Rita Borsellino e Antonella Monastra diano la disponibilità ad unire le forze e le esorto ad indire in tempi brevissimi una conferenza stampa in cui presentarsi come sindaco e vicesindaco in pectore: due donne con la loro esperienza, la loro credibilità e la loro autonomia ed indipendenza alla guida dell’amministrazione cittadina sarebbe, questo sì, un fatto rivoluzionario in grado di trainare anche gli indecisi , e sono tanti, e di introdurre nella competizione quell’elemento di entusiasmo e motivazione che fin’ora è mancato.

Io sono convinto che questo atto di coraggio e generosità porterebbe dritti alla vittoria nelle primarie e consentirebbe di porre una seria ipoteca anche sulle elezioni.

Sono anche convinto che gli amici Leoluca Orlando e Fabio Giambrone, di cui è noto l’attaccamento alla città e che hanno una lunga esperienza politica, sapranno valutare la forza di una tale operazione e non avranno da opporre argomenti validi, fermo restando che IDV dovrà continuare ad essere un asse portante della coalizione.

PRIMARIE, CHE FARE

24 febbraio, 2012 di gioacchino | 0

Le primarie del centrosinistra sono alle porte e, per questa prima tappa, i giochi sono fatti; qual è dunque il quadro delle candidature che si presenta a noi elettori? Provo a dare qualche chiave di lettura:

  1. Rita Borsellino: è l’unica fra i candidati che si presenta con una investitura partitica essendo stata prescelta dalla segreteria del PD nazionale, probabilmente incapace di risolvere il rebus rappresentato dal PD siciliano e sicuramente incapace di fare emergere un candidato interno dotato di un minimo di credibilità.

Si distingue anche per essere l’unica candidatura su cui confluisce l’appoggio di altri partiti e rispettivi apparati: l’IDV, che fin da adesso l’affianca con il commissario regionale e vicesindaco in pectore Fabio Giambrone , SEL e Verdi e, all’interno di tale schieramento, l’appoggio personale di Leoluca Orlando .

Giochi fatti, allora?

Sebbene l’accoppiata Borsellino – Orlando possa apparire una corazzata i problemi non mancano e, secondo il mio punto di vista, sono proprio correlati alle qualità ed alle debolezze personali dei due leaders.

La prima, assolutamente affidabile sul piano etico e portatrice di un disegno fondato su legalità e partecipazione, ha avuto un percorso politico trainato dall’essere divenuta suo malgrado un simbolo dell’antimafia, ruolo che ha saputo interpretare, e non è poco e non è cosa frequente, con compostezza e senza cadute di stile e soprattutto mantenendo alto il profilo ideale e valoriale di un simile ruolo.

Sul piano strettamente politico/amministrativo, però, l’esperienza della Borsellino si esaurisce nella campagna elettorale per le regionali del 2006 e nei due anni di assemblea siciliana in cui, nella veste di capo dell’opposizione, non è riuscita a lasciare tracce memorabili e questo, unitamente all’evidente indebolimento della forza simbolica del nome, alla lontananza da Palermo e dai suoi problemi, indotta dagli impegni di parlamentare europea e ad una certa difficoltà manifestata nel fare emergere personalità d’area di peso, sono un handicap non indifferente.

Il secondo, è stato certamente un grande sindaco, cui vanno riconosciuti grandi meriti ma anche innegabili demeriti, che hanno contribuito in modo determinante alla fine prematura della “primavera”.

Oggi, però, rappresenta per Palermo il passato e tale debolezza è accentuata dalla sua lunga lontananza dalla città: almeno dodici anni se consideriamo la seconda parte della sua ultima sindacatura ed i dieci dell’era Cammarata , durante i quali la sua vicenda politica ha avuto, legittimamente, obiettivi diversi .

Un’accoppiata, dunque, che sembra mettere insieme in modo suggestivo nostalgia e simboli e che stenta, però, a farsi percepire come una moderna e credibile ipotesi di governo di questa città.

  1. Fabrizio Ferrandelli: giovane e rampante consigliere comunale, già capogruppo di IDV, si caratterizza per due aspetti, uno positivo ed uno molto negativo.

Dopo essersi autocandidato, non ottenendo l’appoggio del partito ed in particolare di Orlando, è fuoriuscito da IDV guadagnandosi l’investitura di un cartello di movimenti espressione della società civile e, se guardiamo al disastro dei nostri partiti, questo è, senz’altro, l’aspetto positivo che aveva comprensibilmente suscitato molto interesse.

Purtroppo per lui ed anche per noi, non appena messo alla prova delle suggestioni del potere ha, però, immediatamente mostrato tutti i suoi limiti accettando senza nessuna riserva di diventare l’alfiere di quella parte del PD, che meglio rappresenta le vere e profonde ragioni della crisi, penso ormai irreversibile, di questo partito in Sicilia: crisi di rappresentanza oltre che di identità.

Ed è innegabile, a mio parere, che tutto ciò ne indebolisce fortemente l’affidabilità proprio dal punto di vista di quella capacità di rinnovamento che ci sta a cuore.

  1. Davide Faraone: anche lui giovane – lo evidenzio perché per molti il dato anagrafico rappresenterebbe un valore in se – è l’unico candidato alle c.d. primarie del centrosinistra che sia anche un esponente del PD siciliano, nelle cui file ha militato per molti anni sia come consigliere comunale che come deputato regionale.

Considerata la pessima prova che il partito fornisce da anni e considerato che nel periodo considerato non si ricordano da parte di Faraone grandi battaglie per il suo rinnovamento, questo lo considero un aspetto negativo.

A lui va riconosciuto, tuttavia, il merito di avere compreso per tempo l’irreversibilità della crisi del partito in Sicilia e di essersi conseguentemente riposizionato sul versante dei c.d. “rottamatori “di Renzi. E però, questo repentino passaggio da destinato alla rottamazione a rottamatore e la persistente fumosità del progetto dei “rottamatori” non contribuiscono alla sua credibilità. Rimane per me, che sono estraneo a quel mondo, una vera incognita.

  1. Antonella Monastra: di professione medico/ginecologo, responsabile del Consultorio Familiare Danisinni nonché consigliere comunale per due consiliature nel gruppo “Un’altra storia”, sorto nel nome della Borsellino ed ispirato alla sua azione, è l’ unico candidato che non è espressione di alcun partito e che si trova a cimentarsi nelle primarie per volontà, oltre che propria, di una parte della società civile che ne ha riconosciuto l’impegno e le capacità.

La sua esperienza consiliare e le prove di coerenza e costanza fornite nel difendere il progetto alternativo a sostegno del quale era entrata nel consiglio comunale, che non sembrano avere avuto il meritato riconoscimento da parte della Borsellino, che si trova così ad avere un concorrente in più, costituiscono le sue armi migliori.

E’ il classico outsider, che parte battuto ma che in presenza di circostanze e coincidenze favorevoli potrebbe valorizzare le sue doti personali di esperienza, carattere, cultura ed autonomia, entrando in sintonia con le istanze vere di cambiamento che agitano la nostra società e che stentano a trovare un’adeguata rappresentanza.

Questo è, a mio parere, il quadro non esaltante che abbiamo di fronte.

Che fare, allora?

Per tentare di rispondere occorre prendere atto di due circostanze, entrambe negative, che caratterizzano queste presunte primarie di coalizione.

La prima è che i candidati arrivano al nastro di partenza senza avere elaborato una piattaforma comune, forse è meglio dire un progetto culturale comune, in grado di trasmettere entusiasmo e fiducia ad un’opinione pubblica sicuramente delusa e stanca .

La seconda, che probabilmente è conseguenza della prima, è che in queste strane primarie si confrontano almeno due distinti e contrapposti disegni politici.

Il primo è quello, di cui sono certamente portatrici Borsellino e Monastra ( forse anche Faraone ma ripeto che per me resta un’incognita ) le quali, dopo anni di malgoverno delle destre, mirano ad una vittoria di schieramento, che consenta di voltare radicalmente pagina.

Il secondo è quello di Ferrandelli che, ricevendo ed accettando il sostegno di quella parte non minoritaria del PD, che continua a guardare a Lombardo ed al terzo polo ( non dimentichiamo la mozione di sfiducia nei confronti del segretario del PD Lupo ) è, nei fatti ed indipendentemente dalle parole e dagli impegni, portatore di un progetto di continuità che si pone in contraddizione con il primo.

Se qualcuno saprà spiegarmi il senso di queste primarie non potrò che ringraziarlo.

L’ambiguità del quadro, comunque, svuota dei suoi contenuti più veri le elezioni primarie, che finiscono per essere soltanto uno strumento messo in campo per mettere in chiaro i rapporti di forza tra i candidati mentre la partita vera all’interno di questo composito schieramento avrà inizio solo dopo ed in questo dopo avranno un peso determinante quegli stessi partiti che, per le cattive prove fornite a Palermo e in Sicilia, hanno raggiunto l’apice della loro delegittimazione.

Non è certo una bella prospettiva per chi aveva sperato in un cambiamento. Ed anche se, dopo le primarie, ci sarà il tempo per aggiustare qualcosa, è molto difficile che si possa dotare di un’anima lo schieramento.

Detto questo, chi non abbia perso la voglia di provarci dovrà comunque esprimere una preferenza anche in vista della fase successiva.

Per me, che non condivido, come si sarà capito, il continuismo e che non ho sciolto l’enigma Faraone, il campo si restringe a due sole possibilità: Borsellino e Monastra.

E tuttavia, proprio per il limitato valore di queste contraddittorie e confuse primarie e per le caratteristiche dei candidati che ho cercato di analizzare e perché rimango assolutamente diffidente verso i partiti che vi partecipano, penso che vada appoggiata Monastra, nell’attesa di verificare se questa candidatura possa acquistare quella forza trainante che al momento non ha.

Gioacchino

EPPUR SI MUOVE!

8 febbraio, 2012 di gioacchino | 0

Dopo le recenti evoluzioni del panorama elettorale penso sia necessario fare qualche valutazione. Devo ammettere, però, che riprendere il tema delle prossime elezioni provoca in me un certo disagio, che attribuisco e ad una perplessità di fondo che cercherò di spiegare.

Anzitutto, tuttavia, una cosa va detta: non è certo merito nostro ma il tavolo, come mi ero augurato, è stato ribaltato, il quadro si è rimesso in movimento ed i giochi si sono almeno in parte riaperti.

Il PD siciliano, meglio tardi che mai, sembra avere avuto un fremito vitale.

Sembra che abbia scelto, anche non si può essere certi della definitività di tale scelta, di stare nel campo dello schieramento progressista e di rinunciare a cercare la compagnia degli stessi personaggi, degli stessi contesti sociali, ascrivibili al pantano che immobilizza la nostra società e ne ipoteca pesantemente il futuro e di non sacrificare qualsiasi prospettiva strategica sull’altare di vantaggi tattici di corto respiro.

Pare così riaprirsi, su presupposti apparentemente più sani, la questione primarie, che dovrebbero tornare ad essere uno strumento di democrazia per scegliere chi tra i candidati portatori di un progetto condiviso sia ritenuto dai cittadini il più capace, il più fedele e quello con maggiori possibilità di successo.

Dato a Cesare quel che è di Cesare, va anche aggiunto, per rispondere ai tanti che, comprensibilmente, vedono nero, che non è certo il caso di lasciarsi andare ad eccessivi entusiasmi e che l’avvio di un chiarimento del quadro e la condivisione del metodo non garantiscono di per se il risultato; occorre, infatti, che i candidati dimostrino di essere capaci di non confondere il mezzo con il fine, la forma con la sostanza.

E però le due cose, se troveranno conferma, potrebbero finalmente lasciare spazio per un discorso serio e di contenuto sul futuro prossimo e lontano della città, sugli ostacoli che dovranno essere superati per realizzare il primo e accostarsi al secondo, sulle scelte operative ed i mezzi per farlo e, progressivamente, sulle persone che dovranno guidare questo difficile cammino.

Personalmente, penso che questa speranza debba essere coltivata fino in fondo poiché è di noi, dei nostri figli e dei nostri nipoti che stiamo parlando, e che non dobbiamo lasciare nulla di intentato perché le forze sane di questa città ritrovino il senso di una missione comune.

Non ci resta, dunque, che verificare, partecipando se possibile alla fase preparatoria, chi tra i vari candidati abbia la capacità di rispondere alle priorità che abbiamo posto con un programma convincente, sostenuto da persone credibili ed affidabili.

Qui, però, termina la parte positiva e propositiva del mio rapporto con il tema delle prossime elezioni e prende campo una personale ed ingombrante perplessità.

I candidati alle primarie, com’è giusto, hanno cominciato a raccontarci quel che intendono fare per cambiare questa città e, tuttavia, non riesco a vincere una sgradevole sensazione di inadeguatezza dei candidati e delle loro proposte, anche le più condivisibili; dopo le divisioni cui abbiamo assistito fino a qualche giorno fa, entrambi mi sembrano privi – forse non lo sono ma così mi appaiono – di un robusto piano d’appoggio comune.

Intendo dire che seppure la condivisione del metodo e dei confini politici dello schieramento può considerarsi certamente un passo avanti ho, però, l’impressione che manchi ogni tensione verso una sintesi politica alta, che serva a cementare tutte le forze dello schieramento progressista ed a coinvolgere le componenti sane di questa città, ed in particolare i giovani, in un grande progetto comune e temo che tale mancanza possa fiaccare sul nascere le spinte ad un reale cambiamento, che pure ci sono.

Aggiungo, per meglio precisare il mio pensiero, che dopo dieci anni di degrado sociale, culturale ed economico della città, compreso nel pari degrado dell’intera Sicilia, di cui è specchio fedele l’inadeguatezza, se non il sostanziale fallimento, della Regione Siciliana, ed all’interno di un quadro internazionale, in cui appaiono in modo sempre più evidente i segnali di una crisi sistemica che ha già sgombrato il campo da tante false certezze, non ritengo si possa affrontare con successo e con prospettive di stabilità e durata la questione “Palermo” se non si immagina e non si suscita una vero movimento di riscossa dei suoi cittadini.

Non possiamo, infatti, trascurare un dato oggettivo: siamo in piena recessione o, per usare un termine che meglio descrive la situazione, in piena decrescita, e per di più Palermo è in una condizione prefallimentare; tutto ciò richiederà scelte coraggiose, condivise e lungimiranti, che saranno rese possibili soltanto da un’ampia mobilitazione delle forze migliori della società.

Voglio qui dare per scontato che coloro che si confronteranno alle primarie condividano l’obiettivo basilare di dare alla città un’amministrazione efficiente, corretta ed onesta, che sappia affrontare alcuni dei problemi più evidenti con cui i cittadini si scontrano giornalmente ma credo, veramente, che il semplice confronto elettorale tra persone e gruppi, che abbiano soltanto un comune e generico riferimento all’area progressista, sia insufficiente.

Penso, invece, che oggi ci siano le condizioni, ma anche la necessità,perché tale generico riferimento venga sostituito dalla condivisione della sintesi politica che può venire fuori da un ampio confronto culturale, che coinvolga tutte le forze dello schieramento, su temi di fondo non strettamente e non esclusivamente cittadini e tendenzialmente esportabili su un contesto più ampio, quali quelli relativi alle scelte in materia di partecipazione, di tutela dell’ambiente, di tutela e valorizzazione del territorio e delle coste, di uso dell’acqua, di valorizzazione delle produzioni alimentari locali ed in materia di lavoro, quale effetto di tali scelte.

Un simile approccio, oltre a consolidare l’intero schieramento mettendolo nelle condizioni migliori per affrontare in modo solidale i problemi della città servirebbe, infatti, a fare crescere quella mobilitazione civile che sola può consentire di perseguire un reale cambiamento.

E, del resto, non credo che i cittadini palermitani e, più in generale, i cittadini siciliani siano in grado di esprimere soltanto la mobilitazione dei “forconi” e dei variopinti capipopolo o aspiranti tali, che la guidano o aspirerebbero a guidarla.

Sono convinto, in sostanza, che l’occasione delle prossime elezioni comunali dovrebbe anche essere vista come l’occasione, forse l’ultima, certamente la migliore, per stimolare la nascita di un movimento di riscossa civile coeso, ambizioso e consapevole che, muovendo da Palermo e per Palermo e consolidandosi via via, possa successivamente mirare ad obiettivi più ampi.

E’, infatti, inutile nascondersi che, se vogliamo puntare al reale riscatto di Palermo, se vogliamo che i nostri giovani possano vedere e credere in un futuro da vivere qui, presupposto essenziale per vincere le elezioni, si devono, fin d’ora, porre le basi perché la riscossa si estenda al resto dell’Isola, dal cui destino è difficilmente separabile il destino di questa città e quello dei suoi cittadini.

Ma, i nostri candidati condividono questa lettura e sono disponibili a sedersi attorno ad uno stesso tavolo, dimenticando temporaneamente le primarie, per pervenire con il concorso dei cittadini a quella sintesi ?

M’ILLUMINO DI MENO

7 febbraio, 2012 di gioacchino | 0

da  Simona  Gazziano e “Fuori Orario Production”:

in occasione della Giornata Nazionale del Risparmio Energetico venerdì 17 febbraio ore 18,30 Spegneremo Piazza Pretoria.

Siete tutti invitati all’evento che proseguirà alle 19,30 all’Auditorium del S.S. Salvatore (Corso Vittorio Emanuele, 395)
per il “Concerto al Buio”.

SEMPRE A PROPOSITO DI ELEZIONI

21 gennaio, 2012 di gioacchino | 0

Rispondo ora a coloro che hanno commentato sul sito il mio sfogo e a tutti quelli  che lo hanno commentato  utilizzando altri canali e che, ciascuno a suo modo, ha condiviso la mia analisi e mi ha esortato a prendere iniziative.

Bene, al momento l’unica iniziativa che mi sento di prendere è quella di rispondere alle sollecitazioni e di cercare di tenere aperto questo cospazio di confronto sperando che esso possa allargarsi e che ne possano venire fuori suggerimenti e proposte.

Da quando ho pubblicato il mio sfogo sul tema sono passati otto giorni e, pur non essendo mutato il deprimente quadro generale, qualche cosa, però, è avvenuto.

Si è definitivamente chiarito un equivoco che ha impegnato variamente energie, tempo ed impegno di molti, quello delle c.d. primarie.

Dopo la defezione  di Leoluca Orlando, che tante critiche e polemiche aveva suscitato, seguite da quella di Fabrizio Ferrandelli, è emerso con chiarezza  che i rivolgimenti interni del PD e l’incapacità di questo partito di trovare una sintesi alta alle sue divisioni, di ritagliare per sé un ruolo riconoscibile libero e diverso dalle abituali politiche di basso profilo, hanno finito con il ridurre le primarie ad una competizione non finalizzata a fare emergere una figura in grado di competere con il candidato delle destre bensì ad andare ad una  resa dei conti  tutta interna al partito.

E non è certo la partecipazione del cartello “Palermo è ora”, che ha subito questa involuzione  finendo con il sostenerla , che può cambiare la realtà delle cose.

Purtroppo per questa città, il nostro Partito Democratico, può considerarsi a pieno titolo espressione del degrado che ha distinto e distingue la classe poitico-amministrativa cittadina e non solo, ed  è perfettamente inutile, se veramente si vuole trovare una strada alternativa che riapra le speranze di un possibile cambiamento, cercarne l’accordo. Altra cosa è ovviamente cercare l’accordo dei cittadini/ elettori che constatano, desolati ed impotenti, lo svanire nel nulla di quello che in passato era stato un importante punto di riferimento.

Di tutto questo si è accorta tempestivamente Antonella Monastra che, a quanto abbiamo letto, si è ritirata da queste primarie fasulle.

A questo punto, unica foglia di fico  a  coprire pudicamente la vergogna  è rimasta la sola Rita Borsellino, teoricamente chiamata da Bersani ad impersonare il campione delle  primarie di coalizione e trovatasi semplicemente a concorrere alle primarie del PD ed a nascondere dietro la sua faccia pulita il fallimento della c.d. sinistra riformista palermitana con il rischio concreto di rimanervi  stritolata .

Se le cose stanno come io le vedo  e se dovessero restare così , se il campo riformista dovesse arrivare alle elezioni  diviso  ed almeno in parte appiattito su un partito, il PD, palesemente incapace di rappresentare il profondo bisogno di cambiamento, che pure agita la nostra collettività, avremmo già perso la partita.

E non credo che in queste condizioni possa essere una soluzione stringersi attorno ad Antonella Monastra come alcuni chiedono vedendo in lei l’unica possibile interprete di questo bisogno.

Io penso che sia assolutamente necessario ribaltare il tavolo e riaprire i giochi e, per farlo, occorre un atto di coraggio anzitutto da Rita Borsellino e Leoluca Orlando che da posizioni diverse contribuiscono ad ingessarlo.

Rita deve ritirarsi dalle primarie del PD e Leoluca deve ritirare la sua candidatura ed entrambi devono contribuire  con il peso della loro storia personale ma senza personalismi e pregiudiziali di sorta  ad avviare un’ampia discussione su programmi  e persone .

Le elezioni non le vinceranno né Italia dei Valori né Un’altra Storia; queste elezioni le vinceranno o le perderanno i cittadini palermitani che con esse si giocano il presente ed una buona fetta di futuro.

Non c’è molto tempo ma  quello che c’è è sufficiente per ridare energie e speranze  a tutti quelli, e sono oggi la maggioranza, che vogliono cambiare e vogliono ritornare ad avere una prospettiva .

Non c’è molto tempo ma quello che c’è è sufficiente per proporre ai palermitani un programma, un sindaco ed una squadra  capaci di rispondere con concretezza alle priorità della nostra comunità, di riscuoterne la fiducia e di presentarsi alla sfida con gli esponenti della vecchia politica, ovunque essi si annidino, con buone possibilità di vittoria.

Io non so se quello che scrivo sarà condiviso né so se l’appello giungerà alle orecchie di Rita Borsellino e Leoluca Orlando ma confido che ciò possa avvenire se la mia riflessione sarà condivisa da molti di coloro che la leggeranno .

Se questo dovesse verificarsi  penso che potrebbe essere avviata una campagna, una  qualche forma di pressione, che li aiuti e li convinca a fare la scelta giusta nell’interesse esclusivo di Palermo e dei suoi cittadini.

Una soluzione potrebbe essere quella di inondare le loro segreterie di email  ma si accettano suggerimenti.

Gioacchino

Elezioni a Palermo

12 gennaio, 2012 di gioacchino | 14

Questo è lo sfogo, ma potrebbe essere anche una sorta di guida ragionata al voto, di un cittadino incazzato.

La crisi sociale e politica che attanaglia il nostro Paese e che proietta i suoi effetti nefasti anzitutto sulle fasce più deboli e meno protette della società e, tra queste, sulle nuove generazioni, che dovrebbero rappresentare la speranza del futuro e quindi anche la speranza di tutti, è evidente.

E Palermo? Non diversamente da quanto avviene in altre città la crisi economica e sociale si fa pesantemente sentire ma una peculiarità aggrava il quadro generalmente negativo:

la città è da anni lasciata in balia di se stessa da una classe politico-amministrativa a dir poco inadeguata, incapace di elaborare un progetto di sviluppo di medio lungo periodo coerente e compatibile con le peculiarità della nostra società e del nostro territorio ma anche soltanto di gestire con correttezza, trasparenza ed efficienza l’ordinario.

Sarebbe dunque l’ora di un cambio di passo e l’ occasione potrebbe esserci fornita dalla prossima tornata elettorale per il comune di Palermo: e, tuttavia, se guardiamo al campo del centro sinistra, cui facciamo riferimento, e ci soffermiamo sullo sfrenato tatticismo delle forze politiche che lo compongono e sulla loro invincibile spinta al frazionismo, figlia, purtroppo, del degrado valoriale e culturale che anch’esse hanno subito e della mancanza di obiettivi di fondo sinceramente condivisi, tale occasione rischia di essere sprecata.

La conseguenza è che se dovessimo, tra breve, andare a votare, il nostro voto potrebbe essere tutt’al più espressione di simpatia per un candidato o per l’altro ma non certo di condivisione del programma e di apprezzamento delle persone chiamate a realizzarlo.

Non ci rimane, allora, che rinunciare alla speranza che qualcosa possa cambiare e rassegnarci a consegnare nuovamente la città a quegli stessi soggetti, a quegli stessi circoli, che ne hanno determinato l’odierno degrado?

E’ certamente la comprensibile tentazione di molti, a cui però bisogna trovare il modo di resistere: la città non appartiene a loro ma appartiene a tutti noi che l’abbiamo scelta come luogo in cui condurre la nostra vita individuale e sociale; la città è un’entità non soltanto fisica ma anche morale, in cui si è sviluppata e si sviluppa in modo completo e correlato la personalità di ciascuno ed in cui e attraverso cui si realizzano, o vengono disattesi, i diritti fondamentali individuali e collettivi; la città è, in sostanza, un “bene comune”, che non può essere privatizzato o asservito agli interessi di pochi ma deve essere reso accessibile e fruibile da tutti e posto nelle condizioni di esprimere le sue potenzialità.

Ed allora, intanto che aspettiamo che i partiti del centro sinistra trovino la forza, lo scatto d’orgoglio, per uscire da questo assurdo impasse, io penso che potremmo provare a chiarirci le idee, così chiarendole anche a loro, per capire che cosa bisognerebbe fare e come bisognerebbe farlo per avviare una vera svolta e, prima ancora, per capire in che direzione muovere i nostri passi; il nostro consenso, se consenso potrà essere espresso – e da questo punto di vista non siamo affatto irrilevanti e sarebbe opportuno che tutti ne dessero testimonianza anche telegrafica, sul nostro sito o su facebook – dipenderà dal livello di credibilità delle risposte che sapranno fornire alle nostre priorità tutti coloro che aspirano al governo della città.

Al riguardo il mio personale punto di vista è il seguente:

in che direzione vogliamo andare?

Questo è l’unico punto su cui tutti i soggetti politici, di qualsiasi tendenza ed appartenenza, manifestando un’ inusuale e sospetta consonanza, hanno fornito la medesima risposta: Palermo deve puntare sulla qualità della vita – storia, cultura, salubrità dell’aria e del mare, bellezze naturali ed architettoniche, gastronomia – quale elemento capace di attirare non solo flussi turistici sempre più numerosi e, per carità, di qualità, ma anche capace di rendere Palermo un polo di attrazione culturale ed economico per l’intera area del mediterraneo, e non solo, e di trasformarla in un centro propulsore dello sviluppo e della crescita di tale area.

Le ragioni della consonanza sono, però evidenti : si tratta della rappresentazione di un guscio, bello ed evocativo in una fase di crisi economica ed ambientale, ma vuoto poichè non impegna nessuno circa il suo contenuto.

Io direi allora che sì, il guscio mi sta bene purchè le scelte politico amministrative e le priorità di spesa siano con esso coerenti e puntino senza equivoci nella direzione di una città diversa da quella che conosciamo: una città a traffico privato limitato e con servizi di mobilità ecocompatibili, una città energeticamente autosufficiente ed a ridotto impatto ambientale, un territorio da qui in avanti preservato dal cemento e dall’inquinamento e valorizzato nei suoi elementi identitari socioeconomici, culturali e produttivi, una comunità socialmente e culturalmente avanzata, capace di attrarre interessi e competenze in linea con queste stesse direttrici di sviluppo e così via.

  • Quali sono le priorità anche in relazione all’obiettivo indicato?

Per rispondere io penso che occorra anzitutto riguardare con attenzione la fotografia della realtà territoriale, urbana, sociale ed umana che costituisce in buona parte, ma non solo, il lascito della classe dirigente politico amministrativa che ha malgovernato il comune di Palermo in questi ultimi dieci anni; ed ecco ciò che a me pare di vedere in tale fotografia:

  • la città è una solo di nome: in realtà l’assenza di una visione unitaria e di un progetto di sviluppo complessivo, ne ha fatto un insieme di microcosmi separati, sconosciuti gli uni agli altri, profondamente diversi nella composizione sociale e nelle opportunità culturali ed economiche;
  • la città è sporca, costellata e circondata da discariche abusive o pseudolegali, sommersa da rifiuti di ogni genere, soffocata da un traffico automobilistico e di mezzi pesanti, caotico ed indisciplinato, che ha pochi eguali in Europa, appestata da impianti di riscaldamento vecchi ed inquinanti, dotata di insufficienti reti fognarie e di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche, causa di frequenti ed ingiustificati allagamenti, ma anche di insufficienti impianti di depurazione e trattamento delle stesse;
  • la città è attraversata da una rete stradale non soltanto progettualmente inadeguata a servire le esigenze di una moderna mobilità privata e commerciale ma profondamente segnata dall’assenza della necessaria e costante manutenzione;
  • la città è buia, forse è meglio dire spenta, dotata di una rete di illuminazione vecchia, inadeguata e spesso fatiscente oltre che energeticamente dispendiosa ed inquinante ;
  • la città è povera di teatri, biblioteche, cinema così come di asili nidi e scuole elementari , di giardini e spazi verdi, di impianti sportivi, di spazi e strutture dedicate agli anziani ma anche semplicemente di panchine, il più modesto ed economico luogo di socializzazione ;
  • la città è priva di un centro congressi così come di un auditorium e, pur essendo sede di una delle più grandi università, non è dotata di alcun centro di ricerca avanzato e competitivo che possa costituire il polo di attrazione di energie nuove, di interessi e di competenze, anche straniere ;
  • la città ha una rete di trasporto pubblico vecchia, insufficiente, disuguale, inquinante ed è mal collegata al suo interno così come con il suo hinterland e con la sua provincia oltre che ovviamente, ma questo non dipende direttamente da chi la amministra, con il resto della regione, dell’Italia e del mondo;
  • la città possiede un tesoro artistico e monumentale abbandonato o trascurato e mai valorizzato;
  • la cintura di verde agricolo che ancora sopravvive all’abusivismo edilizio, non contrastato adeguatamente, è ad alto rischio di estinzione anche a causa di un progressivo impoverimento da attribuirsi all’assenza di una politica di valorizzazione delle sue attività produttive;
  • il mare di Palermo, la coste di Palermo, sono sporchi, inquinati, spesso in preda al degrado, e pur essendo o potendo essere, uno dei mari e una delle coste più belli del Mediterraneo, sono in larga misura improduttivi;
  • il clima, l’aria di Palermo, sono diventati insalubri per tutte le cause sopra elencate;
  • la nostra comunità è caratterizzata da una elevata analfabetizzazione, da una elevata percentuale di abbandoni scolastici, da una scarsa percentuale di laureati e, più in generale, da uno scadente livello culturale;
  • la nostra comunità presenta un elevatissimo tasso di disoccupazione o di sottoccupazione, specie giovanile e femminile, alimentato da dissennate politiche assistenziali – vedi GESIP – e, per contro, dall’assenza di serie politiche volte a favorire la creazione di nuove opportunità di lavoro, che non siano altri centri commerciali, buoni a fare cassa, ma costosissimi sul piano ambientale e sociale;
  • il bilancio del comune naviga in profondo rosso;
  • la struttura burocratico-amministrativa risulta inefficiente ed opaca ma anche lontana dai cittadini ed inaccessibile al loro controllo.

Se questa che io vedo è la realtà e non il frutto di una mia personale lente deformata, una cosa mi appare dunque chiara:

nessuna ipotesi di sviluppo nel senso in precedenza indicato potrà mai avere una concreta possibilità di realizzazione se prima, e si tratta di un prima stategico e non solo cronologico, non si riporta la città, che oggi si colloca largamente sotto il livello zero per qualità della vita, ad un basilare livello zero e dunque in ragione di ciò mi pare di potere individuare due priorità assolute:

  • riprendere in mano le redini della gestione ordinaria, per ricondurla nell’alveo della decenza, correttezza, efficienza e legalità ed incrementare e facilitare la partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano direttamente la loro vita ed il loro benessere, in tal modo facendo sì che il raggiungimento del livello zero diventi l’ambizione di tutti e che tutti sentano l’esigenza di fare la loro parte per raggiungerlo .

Non si tratta di problemi da poco ma, poiché stiamo parlando del livello zero, non impossibili da risolvere.

Nel concreto, ciò significa impostare una politica di bilancio che consenta progressivamente e senza eccessivi costi sociali di uscire dal rosso fisso, impostare un programma con tempi certi finalizzato a dare efficienza e trasparenza alla macchina amministrativa ed ai servizi che essa è chiamata a rendere, mettere in campo un serio programma di lotta all’evasione dei tributi locali, impostare un progetto che porti nel tempo a risolvere il problema della mobilità urbana e extraurbana in modo compatibile con i vincoli imposti dal rispetto per l’ambiente, dalla tutela della salute e dall’economia, avviare a soluzione in tempi certi e brevi il problema della raccolta e trattamento dei rifiuti, impostare un programma minimo di cura, gestione ed incremento del verde pubblico, avviare un programma pluriennale volto al conseguimento di livelli minimi di decenza dei servizi comunali di assistenza all’infanzia, agli anziani ed ai malati e disabili e del servizio scolastico comunale, porre mano ad un piano operativo che consegua l’obiettivo della pulizia, igiene e luce delle strade ma anche quello del rispetto delle regole da parte degli utenti , impostare un programma pluriennale che porti a definitiva soluzione il problema del trattamento e smaltimento delle acque, nere e bianche e, di riflesso, della qualità delle falde idriche e del mare ed infine, ma non per importanza, impostare un progetto culturale di lungo periodo che possa servire da guida per gli operatori e gli imprenditori del settore.

Ma ciò significa anche fare in modo che questi obiettivi non siano elaborazioni maturate nelle chiuse stanze del governo ma siano conosciuti e condivisi dai cittadini attraverso l’adozione di strumenti idonei a stimolarne la partecipazione e l’apporto di energie ed idee e, di riflesso, a stimolare la crescita di una vera consapevolezza del proprio ruolo di cittadini e della natura di bene comune della città.

A questo programma minimo, volto al raggiungimento del necessario livello zero deve fare seguito, inoltre, una risposta credibile, convincente e mirata ad un’altra priorità, che può trovare solo parziale risposta nella realizzazione del programma base.

Si tratta del lavoro che, come eloquentemente dimostra l’assenza di qualsiasi nuova iniziativa ma anche il rigoroso silenzio tenuto dall’amministrazione comunale nelle vicende relative alla crisi che ha investito quel poco di attività industriale ancora presente nel territorio, dalla FIAT ai Cantieri Navali al Polo Industriale di Carini, non è un tema che rientra tra gli interessi di questa classe politica.

Ciò significa, dunque, impostare un programma pluriennale fatto di scelte normative, di efficienza amministrativa, di coerente impegno formativo, che faciliti la nascita di nuove opportunità in settori strategici in vista del raggiungimento dell’obiettivo sopra indicato; basti pensare alla materia dei regolamenti edilizi ed alla connessa materia dell’autosufficienza energetica degli edifici; a quella delle attività connesse al turismo di qualità e dell’agricoltura di qualità, a quella della gestione e valorizzazione dei beni culturali ecc. .

Ma significa anche impostare un progetto realistico che in tempi accettabili porti all’utilizzo produttivo delle migliaia di lavoratori precari il cui costo, considerati i tempi che corrono, non può più essere integralmente sostenuto dalle casse comunali e che non è ipotizzabile che possa ancora essere affrontato con finanziamenti straordinari dello Stato.

Qualcuno dei candidati che ci si propongono è in grado di fornire risposte credibili e di assumere un altrettanto credibile impegno nella direzione indicata, sottoponendo alla nostra valutazione le persone che dovrebbero gestire tale programma e guidarne la realizzazione?

Certo, sarebbe già un bel passo avanti ma ancora insufficiente.

Nel prossimo quinquennio dovranno, infatti, essere individuati e messi in cantiere, con la partecipazione dei cittadini e delle categorie produttive direttamente interessate, progetti che, coerentemente con l’obiettivo finale ed utilizzando il canale ormai residuale dei finanziamenti europei ed altre fonti finanziarie prevalentemente private, siano in grado, attraverso la creazione di posti lavoro diretti ed indiretti, di competenze e di conoscenze, di spingere la comunità e la città verso un superiore ed attrattivo livello di qualità.

Vogliamo impegnarci a vincolare il nostro consenso soltanto a favore di un candidato e di una squadra che siano qualitativamente ed eticamente credibili e capaci di elaborare e prospettare a noi cittadini elettori un programma che contenga le risposte alle domande che abbiamo posto ?

Gioacchino

Cultura bene comune

7 gennaio, 2012 di gioacchino | 0

Allego il programma della manifestazione “cultura bene comune”, di particolare interesse per una città deprivata del bene “cultura” come Palermo, a  cui  ha intensamente lavorato Giuseppe Marsala che ne è anche il portavoce.

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pensieri sotto l’ombrellone

19 novembre, 2010 di gioacchino | 0

Ecco l’articolo preannunciato:

Ho letto in questi giorni di agosto,  quando le ferie consentono di rallentare i ritmi e soffermarsi anche su questioni  apparentemente non proprio vicine,  che il Global Footprint  Network, un organismo internazionale che, ormai dal 1987, studia ed analizza questo tema, che il 21 di questo mese l’umanità avrà consumato tutte le risorse ambientali che la Terra è in grado di produrre in un anno.

Si tratta delle risorse – acqua, energia, cibo – che sono indispensabili alla vita umana ed alla conservazione delle biodiversità e significa che la nostra capacità di trasformare tali risorse in rifiuti, ad esempio, energia in CO2, marcia ad una velocità assai più elevata di quella impiegata dal pianeta per ritrasformare i rifiuti in risorse – per restare sull’esempio, la velocità con la quale oceani e foreste ritrasformano l’anidride carbonica in ossigeno.

La notizia è allarmante ma, da profano, come la maggioranza di voi, tendo a non fidarmi ed allora decido di chiedere conferma alle Nazioni Unite, che non credo mosse da sacri furori ambientalisti.

La risposta è altrettanto allarmante:  secondo prudenti stime,  a  trend di crescita della popolazione e dei consumi invariato, nel 2050 l’umanità avrà bisogno di un secondo pianeta terra, di cui purtroppo non disponiamo.

Provo allora a consolarmi, dicendomi che l’umanità  metterà in atto rigorose politiche di controllo delle nascite ma poi penso  al mondo in cui vivranno i nostri figli ed i nostri nipoti, ad un mondo costretto,privo di gioventù, di allegria, di futuro,  e la consolazione svanisce.

Cerco anche  rifugio in un salvifico disincanto e mi dico che le previsioni lasciano il tempo che trovano e che comunque se disastri ci saranno riguarderanno altri in altri luoghi, lontani dal mio, dal nostro,  ristretto orizzonte  e che noi, in particolare noi siciliani, noi palermitani, che non produciamo quasi nulla, e ci limitiamo a consumare, peraltro poco considerate le scarse risorse, non abbiamo grandi responsabilità e quindi subiremo minori conseguenze.

Ma anche questa  manovra  ha scarso successo: il pensiero va infatti, all’attuale crisi, finanziaria, sociale, ambientale, migratoria,  che è chiaramente una crisi strutturale del modello di sviluppo globale, che non ha nulla di transitorio e che ci colpisce tutti direttamente e che non posso non mettere in relazione con quanto afferma il Global  Footprint Network.

Poi, però, sempre per via del maggior tempo disponibile, leggo che il piccolo e marginale Ecuador ha raggiunto un accordo con la Nazioni Unite in base al quale rinuncia allo sfruttamento intensivo dei propri giacimenti petroliferi in cambio di un finanziamento garantito dall’ONU da investire in energie alternative e aiuti alle popolazioni indigene, quelle, per intenderci, che hanno pagato e pagano il prezzo più elevato dell’ipersfruttamento delle risorse naturali proprio del nostro modello di sviluppo, e questa notizia mi risolleva.

Penso che esistono nel mondo risorse umane impreviste e che forse qualche cosa è possibile fare.     

E noi, mi domando allora ? anche la Sicilia, anche Palermo, sono piccole e marginali; anche la nostra collettività, sia pure su scala differente, subisce, come abbiamo visto, i danni di un modello che non ammette rallentamenti, che non rispetta diversità.   

La nostra classe politica che, sia pure  in parte, ci siamo scelta, ha mai considerato un tema come quello accennato? si è mai posta il problema di come preservare per le generazioni future questo territorio e le sue risorse? ha mai operato le sue scelte tenendo presente questo quadro di fondo? l’esigenza di sostenere uno sviluppo compatibile con tali risorse?

La risposta più facile che posso darmi è che questa classe politica, questa classe dirigente, impegnata costantemente in lotte di potere intestine, interessata assai più alla gestione ed alla spesa dei fondi disponibili che non ai risultati dell’una e dell’altra, non garantisce alcuno sviluppo e quindi non si pone minimamente il problema .

E tuttavia sarebbe errato considerare questa situazione come neutra cioè ininfluente rispetto al tema iniziale.

In realtà, rinunciando al proprio ruolo e appiattendosi sul collateralismo, la nostra classe dirigente lascia che altri soggetti, portatori di interessi raramente coincidenti con quelli della popolazione, decidano cosa fare e come spendere, con ciò esponendoci  al pericolo di danni  sociali ed ambientali gravissimi, di cui già ora scorgiamo gli effetti.

Basti ricordare che  una parte del territorio siciliano comincia a presentare i sintomi della desertificazione; che le falde idriche, nonostante una fetta consistente della popolazione continui a patire la penuria di acqua, si sono abbassate di diversi metri e, nonostante l’acqua sia un bene ambientale primario, sono state fatte scelte in direzione della sua mercificazione;  che la Sicilia, e Palermo è in testa a questa orribile classifica, getta in discarica più del 90% dei propri rifiuti; che l’inquinamento ambientale delle zone prossime alle discariche come quelle delle zone prossime agli impianti petrolchimici è altissimo e testimoniato dalla elevata incidenza di malattie tumorali e degenerative; che la nostra agricoltura è in crisi profonda; che il nostro mare è impoverito; che assistiamo ad una continua espulsione dei giovani e dei lavoratori dal circuito lavorativo e produciamo solo forze lavoro di riserva – disoccupati, sottoccupati, precari; che il nostro territorio è aggredito da una politica edilizia miope e sterile, ben rappresentata dal continuo sorgere di centri commerciali in controtendenza rispetto ad altri paesi e ad altre regioni  della stessa Italia; che Palermo e le altre città siciliane affrontano problemi sociali sempre più gravi connessi al degrado ed all’abbandono di interi quartieri.   

Eppure la nostra Autonomia, oggi rafforzata dal programmato federalismo, ci consentirebbe di favorire  per noi un destino diverso, in qualche modo agevolati proprio dalla nostra marginalità e arretratezza; di soddisfare i nostri bisogni e, nello stesso tempo, di conservare il nostro meraviglioso territorio, il nostro mare azzurro e pescoso, la nostra aria fresca e profumata, la nostra acqua limpida e le nostre ricchezze archeologiche ed artistiche per le future generazioni.

Ma per farlo occorrerebbe scegliere con chiarezza e con la partecipazione più ampia dei cittadini  quale modello perseguire, i settori  produttivi da privilegiare in coerenza e compatibilità con esso, le conseguenti politiche di sostegno, culturale,  formativo, fiscale, di realizzazione delle infrastrutture necessarie, e scoraggiare tutto ciò che con il modello scelto risulti incompatibile, e questa è un’aspettativa che purtroppo non possiamo riporre nella nostra attuale classe politica.